Parto-analgesia: in Italia non è ancora per tutti

Durante l’11° Congresso nazionale della Società Italiana di Anestesia Rianimazione Emergenza e Dolore (SIARED), tenutosi a Riva del Garda dall’11 al 13 maggio 2015, è stato rilevato come la diffusione della parto-analgesia, ossia la tecnica che allevia il dolore del parto, sia limitata in Italia.

Attualmente solo alcune Regioni hanno disposto finanziamenti specifici e la percentuale nazionale dei parti in analgesia è di circa il 10%. Senza una riorganizzazione dei punti nascita, con l’attuale carenza di anestesisti, il parto indolore non può entrare nei Livelli essenziali di assistenza (Lea).

È stato inoltre posto in evidenza il problema del cosiddetto ‘consenso informato’, attraverso il quale vengono spiegati i rischi e i benefici per condividere assieme, medico anestesista e partoriente, cosa fare. Questo passaggio è fondamentale perché consente l’autodeterminazione, ossia è la donna a decidere se accedere o meno al parto indolore firmando un consenso informato. Tuttavia, questo compito, che comprende la spiegazione alla paziente dei rischi e benefici della procedura, può essere per il medico particolarmente impegnativo, soprattutto nella fase di descrizione delle possibili complicanze, anche quelle più rare. A tale riguardo, una collaborazione tra anestesisti, direzione medica e statistici e medici legali, ha cercato di elaborare un documento ad hoc, tale da rendere le informazioni più complete possibile, con termini ben comprensibili da parte delle pazienti.   

Per saperne di più … Lo chiediamo al Dott. Claudio Crescini
Specialista in Ostetricia e Ginecologia Direttore Dipartimento Materno Infantile Azienda ospedaliera Treviglio Caravaggio (BG)
 

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